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Il morto in salotto

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E Gheddafi morì sparato, come un pezzente qualunque. Come uno che ha fatto uno sgarro a qualcuno e bangbang gli sparano. Ferito, tumefatto, colpito a morte: e poi deriso, irriso. Il cadavere intriso di scherno, mostrato al mondo intero grazie alla tecnologia occidentale che proietta sui teleschermi occidentali il risultato di una guerra forse non tutta occidentale, ma che in Occidente ha trovato linfa. Dall’Occidente ha avuto vita.

Gheddafi passa alla storia, non tra i buoni, ma ci passa. Come un Mussolini qualsiasi, questo appeso a testa in giù, quello trascinato col disprezzo di chi troppo ha sofferto. Come un affamato che si ingozza appena vede cibo, così gli arrabbiati (eufemismo) si sono ingozzati di vendetta, brutale e incivile come tutte le vendette. Non che Gheddafi meritasse una sorte migliore: non ha fatto nulla per redimersi agli occhi della Storia. Avrebbe potuto scappare e risparmiare vite umane di innocenti al posto di combattere una guerra da ‘o tutto o niente’ al mondo intero.

Tutti si indignano, ora. Quelle immagini crude e dure, quel cadavere privato non solo della vita ma anche dell’alone di rispetto e timore che incuteva quando era animato. Tutti si indignano: avremmo preferito saperlo morto, piuttosto che vederlo tale.

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Written by Pitrocchio

21 ottobre 2011 a 23:35

Pubblicato su Reality

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