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Le cure del cuore

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Chiusa un’emodinamica se ne fa un’altra. A Ciriè, in provincia di Torino, si sta discutendo da qualche tempo ormai della futura chiusura del reparto salva-infarti (qui una piccola spiegazione di cosa sto parlando) per trasferirne le competenze a Ivrea.

Le ragioni, i soldi. Le reazioni, la contrarietà: raccolta firme, rimostranze presso assessore e presidente del Piemonte (un ingegnere Fiat e un leghista 2.0). Gli esiti, incerti. Perché pare che la mobilitazione abbia dato dei frutti («Se ne riparla dopo le elezioni, però», dicono in Regione) e così pure il parlare dell’argomento sui giornali locali. Come andrà a finire, staremo a vedere.

Mi interessa, però, riflettere – per quanto possa – sul significato del taglio del servizio. Non metterei troppo l’accento sul diritto al servizio, un concetto sacrosanto usato, però, troppo spesso a sproposito. Vorrei cercare di valutare razionalmente la strada che ci ha condotti fin qui.

Intanto, le ragioni della chiusura: rassegniamoci, non è più tempo di avere tutti i servizi sotto casa. La decentralizzazione ha fatto bene ai lavoratori pendolari (qualcuno ha visto avvicinarsi il luogo di lavoro, ospedale, camera di commercio o che so io, a casa propria), agli amministratori locali (che hanno potuto vantare il ‘successo’ di aver portato nel loro territorio questo o quel servizio) e degli utenti (che hanno goduto del vantaggio di avere un servizio più prossimo). Ma questa decentralizzazione ha fatto male ai conti pubblici: niente soldi, centralizziamo tutto di nuovo. Ora, prendendo per buono l’assunto contestabilissimo che non esistono altre voci di bilancio in cui tagliare sprechi, viene da chiedersi: ‘perché non ci si è pensato prima, che un sistema troppo decentralizzato sarebbe stato insostenibile economicamente’?

Se in Piemonte (parola di assessore regionale alla Sanità Paolo Monferino) ci sono troppe emodinamiche, perché ancora nel 2011 se ne aprivano altre due in un territorio in cui che ne aveva una funzionante 24 ore su 24 (Ciriè) e in cui oggi, dice sempre la Regione, si deve tornare ad averne solo una (Ivrea)?

La chiusura dell’emodinamica a Ciriè per Ivrea è una delle operazioni ‘a tavolino’: guardo le mappe, conto i comuni serviti o potenzialmente serviti e faccio un piano sulla carta. Numeri, distanze chilometriche, bilanci. Ma in questo modo si perde il senso del servizio, che dovrebbe essere per il cittadino e invece diventa per il bilancio.

Far quadrare i conti è giusto: sarebbe bello, però, che lo si facesse osservando la realtà da altezza uomo e non dai ‘piani alti’ della politica.

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Written by Pitrocchio

18 febbraio 2013 a 10:08

Pubblicato su Reality

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