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Leaving the dream, ovvero meriti e demeriti. Elezioni 2013

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Se pensavate di vivere in un posto normale, benvenuti in Italia, Quella vera, delle elezioni votate ‘con la pancia’, dei nasi turati in cabina elettorale, del mal di pancia post-elezioni.

Come a ogni ciclo di votazioni, tutti hanno vinto (anche se hanno preso il 2% su base nazionale). Intanto complimenti: l’incapacità della classe politica di fare autocritica sui propri risultati è il primo sintomo che qualcosa non va. Se ritirate l’auto dal meccanico e quella dopo tre chilometri prende fuoco per autocombustione, non vorreste sentirvi dire da chi l’ha riparata: «La mia riparazione è stata un successo, la colpa è del gommista/benzinaio/costruttore». Si chiama ‘responsabilità’: prendetevela, una buona volta, che magari recuperate un po’ di credibilità.

Guardiamo i risultati, a volo di uccello: al Movimento 5 stelle un quarto degli italiani ha riconosciuto fiducia. Merito di Grillo e di una campagna elettorale di rottura (di schemi, di tradizioni, di percorsi narrativi). Che i partiti lo riconoscano. Ingroia non ha portato nessun parlamentare in dote ai suoi elettori e ne dà la colpa al Pd: errore, la ‘colpa’, se così si può dire è in chi non ha creduto in lui. Punto. La democrazia funziona così: non solo devi convincere l’elettorato, ma devi superare la concorrenza degli altri partiti.

Il PdL ha recuperato praterie nei confronti del Pd. Merito di Berlusconi e delle sue promesse, ma anche merito (o demerito?) degli avversari che hanno ben pensato che il nano pieno di cerone fosse un ricordo d’antan. Ora lui e Alfano possono andare in giro a dire che «Senza il PdL non si va da nessuna parte»: anche se, sono certo, anche con loro non si va da nessuna parte.

E ora, il Pd: la bella tradizione del centro sinistra di farsi prendere in giro rimane inalterata. Merito di una strategia politichese che tutto ha fatto, meno che attirare voti e consensi. Un anno di governo con Monti e Berlusconi ha lasciato la sensazione che non esiste differenza tra democratici e centro destra. Ridere di se stessi (do you remember “smacchieremo il giaguaro”?) ha dato l’impressione che tutti potessero prendersi gioco del Pd, dei suoi candidati e del suo programma (criticatissimo, ma quanti elettori lo hanno letto? Anzi, quanti elettori hanno letto almeno il programma del partito cui si è affidato il voto?).

Insomma, il sogno di un paese normale, governabile e governato verso una meta è ri-naufragato. Mi rassegno ad altri mesi di Europa che ci chiede qualcosa, di mercati impazziti da placare e di italiche ‘pance’ elettorali a cui dare l’unico pane politico (o anti-politico) che li sazia: sperando che non ci sia indigesto.

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Written by Pitrocchio

27 febbraio 2013 a 11:36

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