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Racconti metrop(p)olitani – Puntata 05

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Desideroso di camminare, ma incapace di decidere in che direzione farlo, mi guardo intorno per capire dove sono finito. L’autobus è appena ripartito e mi rendo conto di essere capitato in una zona residenziale, tante case, pochi negozi e rari passanti – perlopiù pensionati.

Sono ancora in dubbio se pentirmi della scelta, ma intanto comincio a studiare la cartina della città affissa alla fermata del bus. Quando sento di aver carpito i segreti delle vie che mi circondano, mi muovo e mi incammino. «Un bel quartiere», penso mentre comincio a rilassarmi: imbocco la strada dalla quale sono arrivato col bus, percorrendola a ritroso – almeno per un centinaio di metri. Mi separo dagli auricolari e dalla musica per concentrarmi sui suoni urbani, melodie di mezzi meccanici e sirene in lontanza.

Camminando, vado a percepire le piccole dosi di buonumore che il mio cervello rilascia. Merito della piacevolezza della giornata e della passaggiata e delle prospettive di ‘vita’ che mi si parano davanti. Attraverso la strada, allontanandomi dal percorso tracciato dall’autobus per giungere fin qua, e arrivo nei pressi di un cinema – chiuso, a quanto pare.

A distanza scorgo un signore avanzare verso di me: è l’unico passante e io ho davvero bisogno di rivolgere la parola a qualcuno. Nemmeno parlare da solo mi aiuterebbe. Quando si trova a pochi metri da me, sfodero il miglior sorriso smarrito che posso fare e gli domando un’indicazione stradale per un punto che, in realtà, so benissimo dove si trova. Non riuscendo a parlare con anima viva, mi riduco a chiedere indicazioni, elemosinando manciate di secondi di conversazioni, sperando di trovare passanti disponibili a concedermi mezzi minuti di umanità.

Non è la prima volta che capita. Ormai, sono diventato abile: so che non posso chiedere indicazioni per strade troppo nascoste né per negozi, ma per i monumenti non troppo noti non ci sono problemi. Non devo domandare di luoghi eccessivamente distanti, altrimenti la difficoltà di spiegarmeli può indurre a non rispondermi; devo scegliere le persone giuste (mai i gruppi di più di tre cristiani) e dosare le parole. Niente frasi prolisse, dritto al punto ed esordire con «Mi darebbe un’informazione?», per evitare di essere preso per un venditore.

Negli ultimi mesi ho chiesto più informazioni che in tutta la mia vita: a volte ne avevo davvero bisogno per raggiungere un posto, ma altri giorni avevo solo voglia che mi si rivolgesse la parola. E questo signore a cui ho chiesto un’indicazione ha anche fatto due parole con me per suggerirmi di visitare un chiesetta poco distante.

Il mio dialogo più lungo del mese.

Titolo: Solo, troppo solo pt.2.

Cosa sono i Racconti metrop(p)olitani? Scoprilo!

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Written by Pitrocchio

7 marzo 2013 a 12:31

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