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Voglio bene alle fonti

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Quanto sono buone le idee preconfezionate. Masticate, ma non del tutto: da mettere in bocca e dare due colpi di denti, gnam gnam, e poi giù, attraverso il dotto esofageo fino allo stomaco. Dal sapore quasi nullo, per non rischiare che, tra un boccone e l’altro, qualche sapore acidulo o genericamente sgradevole faccia capolino sulle papille gustative: meglio non rischiare, meglio un tenue sapore che di nulla sa.

Riflettiamo qualche secondo su quello che è l’informazione, o il sapere, ai tempi del secolo che stiamo vivendo: la frammentarietà è un pezzo fondamentale della nostra vita. Essere veloci, assimilare di tutto un po’ per non restare indietro su niente. L’industria culturale con questo ci va a nozze: frammenti di nozioni uguale frammenti di pubblico da attirare e accrescere con piccolo sforzo, incuriosendo quel tanto che basta a sovrastare il rumore di fondo per un tempo che – seppur breve – porta quattrini, guadagno, visibilità, credibilità.

Quante cose sono ‘andate di moda’ negli ultimi tempi, diciamo dall’inizio dell’anno? Voglio dire, quanti sono gli ‘argomenti caldi‘ di cui si è parlato, al bar come su internet? Tanti, a memoria. La crisi. I suicidi per colpa della crisi. Balotelli. L’Imu. Berlusconi che toglie l’Imu e restituisce quello che abbiamo pagato. Il presidente della Repubblica. Grillo populista. Grillo comico. Grillo politico antidemocratico. Il Partito Democratico. Renzi. Il Papa, quello che si dimette e quello che lo sostituisce. La parlata argentina. I modi affabili di papa Francesco. La guerra in Mali. E in Siria. Domenico Quirico. Sanremo. Crozza a Sanremo. L’Armata Rossa a Sanremo. L’aereo turistico caduto in Venezuela.

Se butto un’occhiata veloce a Repubblica.it, poi, è tutto uno ‘spizzichi e bocconi’: e non vale solo per il popolare sito d’informazione, ma anche per i telegiornali. Ampie sintesi di qualunnque cosa, professionisti pagati per recensire, tagliare e montare eventi, fatti, concerti, video divertenti o bizzarri, notizie improbabili e curiosità. Non è più in gioco la libertà di scelta sul dove informarsi e nemmeno sul come. Il problema è diventato l’accesso alle fonti: un bene primario e prezioso che sempre più si fa lontano dalla gente. Internet, anziché avvicinare i due poli – fruitore e produttore di notizie – li allontana definitivamente, imponendo la necessità di mediatori che carpiscano, selezionino, commentino e divulghino.

Perché alla fonte, i bocconi sono spesso amarognoli.

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Written by Pitrocchio

2 maggio 2013 a 23:58

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