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La competenza ci compete, eccome!

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Mi voglio risparmiare il ripasso dei ricordi del mio esame di maturità, nonostante questo periodo dell’anno sembri quello più indicato.

Nei dodici anni che mi separano dalla mia ‘matura’ un paio di idee sulla scuola in Italia me le sono pure fatte e di una in particolare sono abbastanza soddisfatto. La riassumo in “la scuola in Italia funziona“, con lo scopo non di essere controcorrente, ma di riconoscere il valore e il merito laddove ci sono. Perché la scuola italiana non faccia schifo come spesso ci piace pensare, è semplice: se tanti ‘cervelli’ fuggono dal nostro paese, è (anche) perché sono stati opportunamente nutriti. Quei cervelli, probabilmente, avevano una marcia in più rispetto a quelli degli altri, ma senza un buon allenamento anche il miglior cavallo da corsa finisce inesorabilmente ultimo.

E l’allenamento per menti e cuori non può che arrivare da famiglia e scuola: lasciando in pace la prima – che tanto uno se la ritrova, mica se la sceglie in partenza – la chiave per aprire la stanza dei segreti delle teste migliori sta proprio nell’istituzione più bistrattata dai 6 ai 19 anni. Certo, affinché il meccanismo possa funzionare c’è bisogno di insegnanti bravi, preparati, motivati, attenti, aggiornati, sensibili, disciplinati e attenti a trasmettere disciplina senza ricorrere a ‘terrorismo’, coraggiosi e – possibilmente – non emarginati dal resto della società.

L’aspetto fondamentale, come vuole anche l’Europa (*), è che la trasmissione di saperi in aula scolastica non passi attraverso la conoscenza, ma attraverso la competenza. Il nozionismo, a cui tanti professori sono affezionati, per pigrizia mentale, per prassi, per mancanza di motivazione o che so io, crea studenti in grado di prendere voti alti alle interrogazioni e alla maturità, ma poi manda a sbattere contro muri di inadeguatezza i ‘maturi’ al cospetto della vita. La competenza è diversa: nessuno nega l’importanza di conoscere, ma ben più efficace di una sterile conoscenza è saper applicare ciò che si è studiato a campi diversi della vita, anche lontani dalla materia di studio che ha caratterizzato il eprcorso di vita di una persona.

Un buon avvocato non è uno che cita articoli della Costituzione o del codice penale a memoria, ma uno che padroneggia la sua materia applicando soluzioni nupove a problemi ridotti allo schema dell’elenco di leggi, norme e codici. Competenza e padronanza fanno di un dottore in Legge un avvocato. Un buon avvocato, che interpreta casi, situazioni e leggi per il bene del suo assistito.

E non può essere che la scuola, e l’Università, a darci le competenze. E io credo che, all’interno delle istituzioni scolastiche, siano in molti ad averlo capito: speriamo che aumentino coloro che lo mettono in pratica.

(*)  L’idea, del 2000, era di trasformare l’Unione Europea nel posto del mondo più avanzato culturalmente. A questo puntano i protocolli Lisbona 2010 ed Europa 2020, con concetti tipo «conoscenza come fattore di crescita» e «società partecipativa». [Strategia di Lisbona; Da Lisbona 2010 a Ue 2020]

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Written by Pitrocchio

23 giugno 2013 a 12:34

Pubblicato su Reality

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