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Quanti forconi stanno in una mano?

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Mi sto quasi abituando a condividere la mia vita con i cosiddetti ‘Forconi‘, ovvero quel movimento che dalla Sicilia alle Alpi progettava di “bloccare l’Italia”. Protesta – dal basso, che se no che protesta è? – contro tutto e tutti, fatta da gente comune (tutti amici, eh!) contro la casta o chi per essa.

Mi ci sto abituando perché in loro, io, non ci vedo nulla di nuovo. Nulla di rivoluzionario. Non vedo masse inneggianti al movimento, né mi pare di scorgere un grosso blocco di protesta. Quando gli studenti scendono in piazza sono molti di più, per dire: ma Berlusconi non si sogna di chiedere di incontrarli. Quando la Fiom manifesta contro il trattamento anti-sindacale di Fiat non mi sembra di leggere intere paginate di giornali o palinsesti tv colmi di approfondimenti sui sindacati e le loro rivendicazioni. Quando la Val di Susa si mobilita contro il Tav…devo proseguire? Semmai, si cerca di grattugiare su queste manifestazioni la polvere magica degli antagonisti, dei black-block, dei centri sociali per sminuire la portata delle richieste dei manifestanti o puntare il dito contro i movimenti ‘violenti’: guai a dire che ci sono “pochi violenti, infiltrati nelle proteste ed emarginati dal blocco dei amnifestanti”. Sei messo alla gogna.

E qui c’è un altro punto: la violenza. Che non ha colore, dicono. La si condanna sempre. Sia che la si subisca, sia che la si veda elargire. Però, sembra di notare una leggere amnesia nella polizia (e in chi la dirige, localmente) nell’utilizzo della forza in questi giorni. Non che speri che le divise calino il caschetto dell’assetto anti-sommossa e diano manganellate a destra e manca: sono contrario a questo genere di soluzioni. Sarei più favorevole se lo stesso trattamento fosse riservato a chi non brandisce con la mano destra alzata il forcone. Tutto qui.

Diamo un po’ di numeri, infine: guardando Torino, e leggendo dal sito www.nuovasocieta.it (qui e qui), si capisce che si tratta di gruppi piccoli (si contano nell’ordine delle centinaia) che creano sì grandi disagi,  ma in effetti – per paralizzare una città – che ci vuole? Bastano poche persone messe nei posti giusti, quelli strategici. Alle ultime politiche, tanto per fare un confronto, liste come quella di Oscar Giannino sono state prese a esempio di delusione per il basso riscontro elettorale: 380mila voti alla Camera, l’1% dell’elettorato. Praticamente nessuno. Perché questi manifestanti dovrebbero rappresentare “tutta Italia, tutti gli Italiani”? Sono così tanti di più rispetto ai sostenitori di ‘Fare per fermare il declino’? Il paragone peggiora se prendiamo il partito di Magdi Cristiano Allam: politicamente, influisce quanto l’asso di coppe nel gioco degli scacchi, e ha preso 42mila voti alla Camera e 40mila al Senato. Posso pensare che i Forconi in Italia abbiano tirato in piazza più o meno questo numero di persone. Però, contrariamente al novello Cristiano, questa protesta è sulla bocca di tutti, in tutti i telegiornali, sotto l’occhio così attento delle telecamere. Tecnicamente, c’è più gente che va allo stadio per seguire le partite del Sassuolo, ma non per questo i supporter nero-verdi sono il simbolo di una nuova Italia.

Insomma, tirando le somme. I forconi sono pochi, ma ben schierati in campo. Non otterranno nulla, a meno che non riescano ad alzare il livello di tensione sociale: e le destre, in questo compito, sono proprio brave.

Edit – 14 dicembre. Pubblico una foto di piazza Castello, a Torino, davanti alla sede della Regione Piemonte. L’immagine è di martedì 11 dicembre e ritrae i presenti radunatisi attorno a uno  speaker che incitava la folla a intonare cori contro Cota e i politici. A spanne, in piazza Castello non c’erano più di trecento persone.

Cori contro la Regione Piemonte

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Written by Pitrocchio

12 dicembre 2013 a 19:20

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