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A Torino? Manca solo il mare

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Nel 2007 è uscito un documentario su Torino, intitolato Surfin’ Torino e girato da Davide Dileo (se dico Boosta dei Subsonica vi piace di più?) e Chiara Pacilli. Se ieri sono riuscito finalmente a guardarlo è solo merito di una fortunosa serie di coincidenze, che non è il caso di approfondire.

Di certo mi è piaciuto guardarlo e riconoscere luoghi e panorami a me noti, a volte anche cari. Direi che è abbastanza curato, qualche spunto di riflessione lo tira fuori e per il resto passa veloce e ben ritmato in un’oretta – minuto più, minuto meno. Lo scopo del doc era mostrare l’onda lunga che è nata negli anni Ottanta a Torino e che ha portato la città oggi a essere in fermento culturale, perlopiù musicale a dire la verità. Il taglio è centrato su questi temi e sul confronto con la vulgata che vorrebbe Torino città della Fiat per antonomasia: se mai c’è stata equipollenza tra Torino e Fiat, questa si è persa con la crisi occupazionale appunto degli anni Ottanta – almeno a quanto si capisce dal video. Tutto si gioca tra l’altezzosità sabauda (“A Torino non manca niente”) e l’oggettiva mancanza di un elemento geografico, il mare, che non è – però – assoluta: «Infatti c’è aria di mare. Non è mica necessario che ci sia per vederlo, il mare. È che a volte lo vedi galleggiare in un mojito, quando il sole tramonta e i Murazzi [*] fanno trenta gradi fuori e dentro i bicchieri. Altre volte lo senti nell’aria dove respiri la possibilità, quella strana sensazione che tutto possa accadere e che tutto quello che sogni possa avverarsi lì, così, da un momento all’altro. Ed è la stessa folle ed esilarante sensazione che all’improvviso davvero tu da dietro una collina possa a un certo punto vedere…il mare».

Non si è parlato di molti altri aspetti (e le interviste ai fratelli Elkann sembrano più che altro un omaggio a una Dynasty delle nostre latitudini), ma guardato una città in movimento come la potrebbe descrivere – guarda un po’ – un influente musicista torinese dell’ultimo ventennio: il nome di Boosta non è solo una firma famosa, ma un vero e proprio programma editoriale. Con lui si passa attraverso il club e la movida, l’underground e l’ex-underground osservando con compiacimento quanto migliore sia diventata la Torino che ha scoperto la sua vena artistica: tutto vero ( e tutto bello), ma mi è parso mancasse qualcosa.

Se è vero che Torino non è (più) la città della Fiat, è anche vero che oltre la Fiat c’è un mondo più esteso dell’orizzonte culturale, pur importante. Un bel lavoro, lo ammetto, ma che forse risulta un po’ parziale – non superficiale – ma da riconsiderare alla luce di quello che Torino è stata negli ultimi anni e soprattutto alla luce di quel che vuole essere ‘da grande’.

[*] Nota per i diversamente torinesi: i Murazzi sono una zona di Torino sul lungo Po che hanno ospitato per anni locali e un centro sociale che hanno attirato gente di tutti i tipi, dai fighetti agli alternativi. E da dove arrivano i Subsonica. E dove ora non c’è più niente (vuoi approfondire? Parti da qua).

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Written by Pitrocchio

24 dicembre 2013 a 15:54

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