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Come era cambiato Freddy

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L’altro giorno non so quale canale televisivo musicale trasmetteva un video dei Queen, Somebody to love. Era l’ultima parte e me lo sono guardato fino alla fine, sorridendo nel vedere un Freddy Mercury con i capelli lunghi e senza baffi. Ben lontano dall’iconica immagine che conservo di lui nella mia mente, pettinato da damerino e con dei baffoni che solo Stalin.

«Come era cambiato Freddy», ho pensato. E chissà come sono cambiato io, nello stesso lasso di tempo passato tra il video del 1976 e gli ultimi concerti dei Queen – circa dodici anni, se non ricordo male. Perché anche io sono cambiato, di molto, in dodici anni e non solo fisicamente (sono ingrassato e ho perso un po’ di capelli. Cazzo). Ho smesso di pensare che tutto sia risolvibile se hai degli amici con cui dividere le difficoltà, perché le difficoltà vanno e vengono indipendentemente dalla tue compagnie e dagli impegni che dispensi per vincerle. Ho capito cosa vuol dire ‘ferie pagate’, cosa si prova quando squilla il telefono nel cuore della notte e senti una voce cara che dice «Vieni a prendermi, ho bocciato» e l’orgoglio per i successi altrui.

Non mi preoccupo più della portata sociale dei miei sabato sera e del luccichìo della mia auto parcheggiata in fondo alla via. Non cerco più di somigliare a qualcuno, né di fare finta di essere impegnato in qualcosa di molto importante mentre in realtà penso alla ragazza con gli occhi chiari e i capelli neri che ascolta gli Offspring («Ma solo fino a Ixnay on the Hombre!»). Ho ancora qualche incubo che mi fa urlare all’improvviso, mentre dormo, con buona pace di chi dorme con me, ma da molto tempo ormai non spreco il mio intelletto a pensare a piccole bagatelle post-adolescenziali o a piccoli problemi di cuore che si consumano tra un sms e un’uscita serale da concludersi nel parcheggio di un centro commerciale chiuso.

Prendo appunti su tutto, quello sì, non è cambiato, scrivo di più e meglio di dodici anni fa, ma rileggo meno perché sento di avere sempre meno tempo a disposizione, penso sempre un sacco prima di prendere una decisione – e a volte non la prendo affatto – ogni tanto come allora mi faccio scorrere addosso le decisioni, anche se ora penso anche a un piano di fuga alternativo. Mi annoio qualche volta, e mi piace, perché la noia mi dà stimoli. E per la prima volta in vita mia so due cose: cosa voglio farne, della mia vita, e con chi voglio passarla.

Se possibile, senza ascoltare troppe volte Ixnay on the Hombre.

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Written by Pitrocchio

8 gennaio 2014 a 15:45

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