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Gramsci chi?

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Populismi e fascismi accomunati dall’essere dei “fatti di costume”, agitati dalle passioni più basse

Ho letto una frase su un blog in giro per la rete, e me ne sono innamorato. Sarà capitato anche a voi. A me è successo con una citazione tratta da Antonio Gramsci. Eccola:

«Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano».

La leggo un paio di volte, a distanza di un paio di mesi da quando l’ho appuntata sul computer. Ricordo di aver colto in essa un paragone stringente con la situazione politica italiana attuale, cucendola addosso a un partito in particolare, o a un MoVimento. La rileggo, però, e non mi convince del tutto la sovrapposizione. Il vestito della citazone cade largo, troppo largo sul corpo del MoVimento.

Aderisce meglio sulla politica in generale, almeno così mi pare. So che le generalizzazioni rischiano di produrre mostri, ma cerco di spiegarmi: la politica sembra aver smarrito le idee. ‘Ideologia’ è diventata una brutta parola, infatti ogni ‘nuovo’ politico che si presenti si affretta a dichiararsi “post-ideologico”, “né di destra né di sinistra” e via defilandosi. Come funziona, allora, l’apparato intellettuale-politico del sedicente ‘non-ideologizzato’? Funziona davvero?

E qui vengo alla citazione, in particolare laddove si dice che «Il fascismo è divenuto un fatto di costume». Fare politica non si basa più sulla politica, ma sul voler fare. Impegno, volontà e onestà certificata dal casellario giudiziario. Niente dottrina di partito, niente fedeltà a una bandiera o un’ideale. Il fare, o fare bene, proprio del ‘buon padre di famiglia’: è sufficiente? A cosa si appella Renzi quando risponde che la riforma del Senato così come l’abbiamo conosciuto finora non porterà a una deriva autoritaria, paventata da alcuni ‘professoroni’? Si appella al ‘costume’, a una psicologia sociale di alcuni strati del popolo italiano. Dove trovano fondamento gli strali del MoVimento contro la casta, contro i giornalisti e i giornali, contro l’aumento del numero dei consiglieri comunali nei piccoli municipi? Li reperiscono nella legittimazione politica delle passioni, degli odi, dei desideri.

Oggi come allora, mi sembra, c’è poca ragione a guidare chi ci governa. C’è piuttosto ‘sensazione’, intesa come la sensazionalità che si suscita o come una passione che si percepisce nell’animo. Ma poco cervello. Poca testa. Poca ideologia, intesa come fondamento filosofico, culturale e intellettuale dell’agire politico.

Democrazia non significa poter votare sì o no per un candidato: quello è plebiscito. Significa discutere, opporre ragioni anche se si è d’accordo con chi avanza una certa proposta. Perché chi fa ciò, ha a cuore il bene collettivo al di là della propria tessera di partito o della propria collocazione geometrica all’interno dello schema del potere. E la democrazia è una ideologia, da intendersi come sopra.

[Ho preso la citazione da qui. Mi è sembrato abbastanza attendibile.]

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Written by Pitrocchio

10 aprile 2014 a 17:26

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