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Scattano le indagini – La ginecologia sotto inchiesta

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Aborto e fecondazione assistita: si discute, si polemizza e si battaglia. Sul corpo delle donne

Il fine settimana appena trascorso ci ha restituito due cronache sanitarie che appartengono allo stesso campo, ma che si proponevano esiti opposti. Una triste storia arriva da Torino e racconta di una donna che vuole interrompere una gravidanza e che per questa ragione, forse, muore. L’altra storia – romana, questa volta – ci racconta dello scambio di embrioni impiantati a una donna che, invece, cercava aiuto medico per avere una gravidanza.

La prima considerazione sarà banale, ma è lampante – per quanto non lo abbia sentito nominare molto in questi giorni di dibattiti: stiamo parlando del corpo delle donne. Su questo ‘campo’ si giocano battaglie etiche, mediche, legali, politiche, sanitarie al limte anche economiche: e se di sofferenza si vuole parlare, lo si fa retoricamente, citando i casi delle coppie che vanno all’estero per procreare perché l’Italia non lo permette agevolmente per questioni di soldi o di legge assurde. Nel gioco della cronaca, fa più notizia la morte oppure dei dettagli inutili che tratteggiano qualcosa che va oltre il corpo della donna: la trentasettenne di Torino è ‘No Tav’, ‘maestra d’asilo’, per lei i compagni del centro sociale Gabrio chiedono un funerale al centro sociale. Ma come al solito ci perdiamo nei dettagli, nelle voci che giungono da lontano e che nulla aggiungono al fatto.

Ma facciamo un passo avanti, ovvero l’allarme che si produce attorno a un farmaco quando (forse) ha prodotto una tragedia: che la Ru486 non sia un farmaco qualsiasi, è evidente a chunque abbia seguito un minimo di dibattiti sull’aborto, sulla legge che lo regola, sull’obiezione di coscienza garantita ai medici cattolici che possono rifiutarsi di adempiere il proprio compito sanitario per ragioni di ‘coscienza’. Nel mondo ci sarà pur qualcuno che muore dopo aver preso un’Aspirina, ma non per questo si apre il dibattito sull’utilità di somministrare il medicinale. Cosa fa notizia, cosa fa scalpore? Non la donna morta, ma la pillola abortiva che uccide una donna: non è la donna morta a essere ‘notiziabile’, ma il fatto che ad averla uccisa sia un medicinale controverso.

Del resto, destino analogo tocca alle coppie coinvolte nello scambio di embrioni: come si sentiranno quelle famiglie, quei futuri padri e quelle future madri? Non interessa, o almeno non più di tanto, perché ciò che conta maggiormente è riaprire il discorso sulla fecondazione assistita nei giorni in cui la legge 40 (una delle tante memorabili riforme dei luminosi governi Berlusconi) ha esaurito la sua vita perché dichiarata incostituzionale. Una notizia è una notizia, certo, e va data alla pubblica opinione: peccato però che la pubblica opinione abbia poco a cuore le sorti della coppie che non possono avere figli per le più svariate ragioni e che pensano di ricorrere alla fecondazione assistita medicalmente. Questo perché, tra chi vorrebbe ricorrere alla fecondazione assistita ci sono anche coppie dello stesso sesso (i gay! Ommioddio!) o i single, tanto per dirne un paio che generano diversi grattacapi morali.

L’errore avvenuto nell’ospedale di Roma è imperdonabile, e pone la coppia coinvolta nel dilemma di non sapere cosa fare, cosa provare a livello di sentimenti, a proposito dei gemelli che la donna porta in grembo. Sono suoi, pur non essendo suoi figli. E quando nasceranno, a chi andranno – qualora venisse confermata la loro estraneità alla famiglia che li ha ‘concepiti’? Ancora una volta, in ballo c’è il corpo delle donne, di una donna, con in più due aggravanti: la stabilità psicologica di una famiglia e quella di due nascituri.

Di chi è la colpa di queste sofferenze? Certo, non dell’informazione – che non ha prodotto il problema, ma lo ha al più segnalato – né della scienza medica – che a sua volta produce possibilità e strumenti per migliorare la vita delle persone, ma non può nulla contro l’uso distorto o erroneo dele tecnologie. O forse lo è di entrambe, del giornalismo che cerca famelicamente una storia che divida l’opinione pubblica e della medicina, non sempre in grado di controllare i propri sviluppi. In ogni caso, si imporrebbero riflessioni di alto livello, serie e franche: non sempre l’Italia le ha conosciute.

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Written by Pitrocchio

14 aprile 2014 a 16:17

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