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Buoni o cattivi? Terroristi d’Italia

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No-Tav come Al-Qaeda, secondo il Dipartimento di Stato Usa

Terrorismo è la parola del nostro tempo: in Italia fu colorato (rosso e nero, come tanti ricordano), nel mondo è religioso (ma sempre e solo di matrice islamica: i cristiani, se ammazzano, lo fanno a fin di bene) e in ogni caso si sposa con strategie governative spesso non trasparenti. Le prime pagine dei giornali dedicano giustamente spazio a queste notizie, anche se finiscono per alimentare la sensazione di pericolo nel lettore che si trova a fronteggiare ogni giorno migliaia di potenziali terroristi, dal lavavetri al semaforo al figlio punk del vicino di casa.

Due fatti hanno acceso in me la voglia di parlare di terrorismo. Uno, la ben nota accusa di terrorismo ipotizzata e poi cancellata per gli attivisti No-Tav che ora sono in attesa di giudizio. L’altro, l’annosa questione Israele-Palestina che, quasi una routine, insanguina la cosiddette Terra Santa. Di fatto, il ‘nemico’ – qualcunque forma abbia – oggi viene additato come ‘terrorista’. I palestinesi che vengono uccisi sono sempre accostati ad Hamas (che Israele ma non solo considera un’organizzazione terroristica) e le morti civili vengono trattate come il prezzo da pagare per mantenere al sicuro la pace dello stato di Israele: bombaridamo Gaza perché lì ci sono i terroristi, non fa una piega.

Terroristi anche i quattro attivisti No-Tav, oppositori di un’opera giudicata inutile dai residenti della Valle di Susa, sostenitori di una lotta che prosegue da anni ma che rappresentano un ‘nemico’ per lo Stato in quanto portatori di ragioni diverse da quelle sedicenti nazionali. Ora, si può essere d’accordo o no sul Tav, ma è evidente che lo spostamento del dissenso nell’area del ‘terrorismo’ getta – al di là delle ripercussioni giuridiche e giurisprudenziali – un giudizio etico: siete cattivi. E siccome i cattivi sono comabattuti dai buoni, e noi vi stiamo combattendo, va da sé immaginare a chi andrà attribuito il ruolo dei ‘buoni’.

Così, il Dipartimanto di Stato degli Usa può trovare assolutamente lecito e legittimo inserire il movimento No-Tav nel Country Reports on Terrorism 2013, pubblicato a luglio 2014 e ripreso – a mia memoria – da pochissimi organi di informazione italiani. Cosa si dice in quel documento? Che il nostro paese fa la sua parte nella lotta al terrorismo internazionale e che, sul fronte interno, «l’attività terroristica di anarchici italiani e altri estremisti violenti restano una minaccia». Nei “Terrorist Incidents” citati nel capitolo del documento dedicato all’Italia, tre episodi su quattro riguardano i No-Tav, compreso quello di ottobre dell’anno scorso che vide protagonista il giornalista Massimo Numa de La Stampa, obiettivo di un pacco bomba. Poi ci sono i terroristi internazionali, gli arabi cattivi, quelli che vengono incarcerati anche se solo sospettati di attività illegali: quello che stiamo facendo nel settore sembra soddisfare gli alleati americani, che piuttosto si lamentano del fatto che non ci sia un controllo sulle organizzazioni no profit che spediscono denaro all’estero, o meglio del fatto che questa categoria di associazioni non sia soggetta alle regole dell’anti riciclaggio.

Tutto funziona, dunque. L’ordine è garantito, nell’ombra, dai servizi o dalle forze di polizia che investigano, bloccano, arrestano, scambiano prigionieri. Apparentemente, fuori dal controllo pubblico. Ma, altrettanto apparentemente, verso forme di ‘devianza’ non altrimenti catalogabili. I No-Tav sono terroristi, perché in caso contrario dovremmo farli sedere allo stesso tavolo dei politici, per giunta riconoscendo loro un pari grado. Inammissibile, suppongo.

Consentitemi ancora due note tecniche. La prima, temporale: ho letto del report del Dipartimento di Stato a inizio luglio, forse il 3, su L’Espresso; pochi giorni dopo ho iniziato a scrivere, interrompendomi per ferie e impegni vari. Giornalisticamente parlando, questo non è stare sul pezzo, lo so. La seconda, sulle fonti: non posso scansionare l’articolo dell’Espresso (ma tanto non parla di Tav), ma posso lasciare il link al Country Reports on Terrorism. Lascio anche un intervento tratto dal sito Megachip, che analizza la politica anti-terrorismo del Dipartimento di Stato.

Indice del Country Reports on Terrorism 2013, Dipartimento di Stato Usa.

Cronaca di politica internazionale, di Thierry Meyssan (Megachip)

Ultimo appunto, che vale in partiolar modo per me stesso, il nome di Tina Kaidanow, coordinatrice per il governo statunitense delle politiche antiterrorismo. Da questa persona passano i destini di molti uomini, donne e bambini.

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Written by Pitrocchio

10 ottobre 2014 a 01:19

Pubblicato su Riflessioni amarognole

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