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La nuova Città Metropolitana di Torino: tre voti e sei dentro

Domenica 12 ottobre si sono svolte le elezioni di secondo livello per eleggere i rappresentanti politici alla Città Metropolitana di Torino, l’organismo che sostituisce la Provincia (intesa come insieme di Giunta e Consiglio) e che avrà competenze in materia di pianificazione del territorio, mobilità e viabilità, scuole superiori. Così, dal 1° gennaio 2015 avremo un nuovo ente, che va a sostituire in alcuni casi (mica tutti, ci mancherebbe) le vetuste e vituperate Province.

Amen, così sia. Questo vuole l’impostazione politica e sociale dell’Italia figlia di spending review e rottamazione. Un misto di razionalizzazione ordinatrice e tentazione capodannesca di gettare i bicchieri sul pavimento dopo un brindisi. Non che fossi un fan delle Province, si intenda. Ma il sostituirle con un ente ‘capoluogo-centrico’ non mi sembra un’idea giovevole per la salute del territorio, in senso politico chiaramente. Torino, evidentemente, ha le sue peculiarità che sono – giustamente e in modo sacrosanto – difese (oserei dire incarnate) nel suo sindaco in carica, ora Piero Fassino. Amministrare la città è un conto, amministrare la città e la ex Provincia è un altro. Perché il comune di Balme, un centinaio di abitanti, non condivide molte problematiche che vive Torino: case popolari? Cantieri di grandi opere? Delinquenza? La fuga della Fiat? I Murazzi e i locali notturni, con la loro movida? Problemi enormi, ma che a Balme, 1.432 metri di altezza sul livello del mare, non si vivono.

Pensiamo alle strade: il comune di Torino gestisce le sue, comunali appunto. La Provincia gestiva, invece, le proprie. Ora, entrambe le materie sono in mano a Fassino: quale garanzia avranno i cittadini della Città Metropolitana sul fatto che Fassino – o chi per lui, non è un discorso ad personam ma ad caricam – non avrà occhi di riguardo per le strade metropolitane che interessano maggiormente la città che egli amministra come sindaco? O che gravitano attorno a esigenze tutte torinesi e non aviglianesi, villareggesi o pinaschesi? Il punto è che il sindaco del capoluogo della Città Metropolitana diventa automaticamente il sindaco di quest’ultima¹. Trattandosi di un’elezione di secondo livello, non votano i cittadini, ma i loro rappresentanti che loro stessi hanno eletto, ovvero sindaci e Consiglieri comunali. E i voti di preferenza per scegliere i Consiglieri del neonato ente sono ponderati, ovvero ‘pesati’ in funzione del numero di abitanti che sono rappresentati dall’elettore della Città Metropolitana.

In altre parole, il centinaio di abitanti di Balme consegnano al loro sindaco e ai loro (pochi) Consiglieri comunali un peso infinitesimale nella ponderazione per attribuire i voti per il Consiglio metropolitano: cento abitanti pesano meno del migliaio di abitanti di Pomaretto (che pure non è una megalopoli…). Insomma, parafrasando il motto del Movimento Cinque Stelle, “uno non vale uno”. Esempio pratico, documentato alla pagina della Città Metropolitana di Torino: i 3 voti nominali che ha incassato Domenica Genisio, Pd, candidata nella lista “Città di città”, valgono in termini di ponderazione tre volte tanto i 74 ottenuti da Rosanna Giachello, Forza Italia, candidata nella medesima lista. 74 voti nominali pesano un terzo dei 3 voti nominali, probabilmente perché quei 3 voti arrivano da consiglieri di Torino – essendo la Genisio consigliere comunale a Torino e la Giachello ‘solo’ presidente del Consiglio comunale di Chivasso. 3 voti nominali uguale 2.559 voti ponderati, 74 voti nominali uguale 801 voti ponderati.

La Genisio, inoltre, è stata eletta al Consiglio metropolitano: 3 voti nominali su 3.775 disponibili sono sufficienti a ‘vincere’ un’elezione. Paradossi del voto ponderato. Che però accendono un dubbio: può una persona che ha ottenuto 3 preferenze, al di là di qualsiasi osservazione etica o di carattere professionale, rappresentare le complessità di un territorio così sfacettato come quello di una Provincia, ancorché ‘ex’? Lo vedremo.

¹ Articolo 1 della legge 56 del 7 aprile 2014, comma 19: «Il sindaco metropolitano è di diritto il sindaco del comune capoluogo», anche se il comma 22 smorza la cosa, sostenendo che «Lo statuto della Città Metropolitana può prevedere l’elezione diretta del sindaco e del consiglio metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale».

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Written by Pitrocchio

16 ottobre 2014 a 20:10

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