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La demolizione della felicità

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Condividere contro l’invidia. Per “essere” umani

Di fronte alla felicità di qualcuno, gruppo o persona singola che sia, in genere rintraccio due reazioni molto semplici che a loro volta possono combinarsi con altre passioni. Ma alla fine, tutto si riduce a due sentimenti: la gioia per la felicità altrui, oppure l’invidia.

L’occasione più banale che mi possa venire in mente in cui si condivide la felicità di qualcuno è il matrimonio di una coppia di amici. Una condivisione disinteressata, perché dalla felicità della coppia – o dal loro matrimonio – non traggo nessun beneficio (pranzo nuziale a parte, ma questa è una storia di crapuloneria). Spesso si parla di condivisione, di saperi, di informazioni, di tecnologie, ma credo che la condivisione di un sentimento sia la forma più nobile di umanità che si possa mettere in campo.

Stessa nobiltà per la condivisione di una tristezza o di un dolore, sempre che sia disinteressata. Si tratta sempre e allo stesso modo di quella che si chiama ‘empatia’, ovvero la condivisione di passioni. E si tratta di uno dei rari fatti umani in cui la condivisione non genera sottrazione, ma somma. Condividere un sentimento è come condividere un sapere: se io conosco una ricetta e la condivido con un’altra persona, domani saremo in due a consocere quella ricetta. E se la persona con cui ho condiviso quella ricetta avrà spirito di condivisione, il giorno dopo ancora saremo in tre a conoscerla e così via, in forma di crescita aritmetica. Allo stesso modo, la felicità: gioisco nel vedere un amico o un conoscente contento, felice, soddisfatto, di buon umore, realizzato. Giosco per lui e con lui. E così miglioro me stesso e il mio umore. E mi dispongo a essere felice a mia volta, poco importa se di riflesso.

Tutto l’opposto con l’invidia: niente condivisione disinteressata, al massimo – se c’è – è di facciata, niente crescita esponenziale del tasso di felicità percepita, perché chi invidia spesso porta rancore, si abbrutisce e si disumanizza. Finge e dissimula sentimenti, ironizza cinicamente e disprezza il sentimento altrui. Avvoltoiescamente resta appollaiato in attesa di un segnale che sancisca la fine della felicità, per goderne. Per riderne. Per demolire il buono che altri hanno prodotto, o tentato di produrre.

Condividere la felicità di qualcuno significa volergli bene, volere il suo bene e la sua soddisfazione. Non farlo, distruggendo o sperando nella distruzione della felicità altrui, mina alla base il sentimento di comunità che si crea tra simili. Ed è per questo che non posso non condividere la gioia di una persona. Mi fa sentire una persona migliore, e mi fa sperare in un mondo più dolce.

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Written by Pitrocchio

19 ottobre 2014 a 08:57

Pubblicato su Pitrocchiate

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3 Risposte

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  1. sarebbe bello inventare il misuratore di invidia e vedere ognuno di noi quanta ne prova verso la felicità degli altri!

    michiamoblogjamesblog

    19 ottobre 2014 at 13:37

    • Davvero! Ma dovrebbe essere un misuratore comodo da portare con sé e non ingombrante. magari anche elegante, da indossare anche nelle occasioni importanti!

      Pitrocchio

      20 ottobre 2014 at 11:52


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