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Le parole contrarie che non ti ho detto

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Erri De Luca a processo a Torino: a giudizio il ditritto di opinione?

Stamattina, attorno alle nove, a Torino, si è aperto il processo contro Erri De Luca, lo scrittore accusato di istigare al sabotaggio contro la linea ferroviaria Tav, in val di Susa (articolo 414 del codice penale). «Seguo queste persone dal 2005, dalla notte di Venaus – mi ha detto De Luca in una pausa dell’udienza odierna, riferendosi ai tanti attivisti No Tav che hanno assistito in aula – Sono grato a loro, sono loro che istigano me».

Mentre in aula si leggevano carte, si chiedeva di ammettere dei testi o di espungere fascicoli dalla fase dibattimentale, all’esterno, davanti a Palazzo di Giustizia, un gruppetto di militanti ha letto ad alta voce alcune pagine del pamphlet dello stesso De Luca, La parola contraria. Alcuni volontari ne distribuivano delle copie, regalandole ai passanti e invitandoli a leggere ad alta voce con gli altri. Qualcuno ha rifiutato, altri hanno accettato il libro (e poi sono andati a farselo autografare).

L’avvocato che difende lo scrittore, Gianluca Vitale, ha chiesto provocatoriamente se si era di fronte a un processo politico, oppure a un dibattimento finalizzato politicamente, apologetico del Tav o al contrario minatorio verso i No Tav. Di certo, la politica sarà sullo sfondo. Così come le ragioni – siano esse politiche, economiche, ambientali – del sostegno o della disapprovazione di quest’opera. Non si scappa: le parole contrarie di De Luca erano e sono argomentazioni. Si può decidere di processarle? Forse sì, ma a quel punto il rischio di processare delle argomentazioni è troppo elevato, troppo forte per un paese democratico che fino a poche settimane fa ssventolava matite e scritte francofone in nome della libertà di parola assoluta.

Questo spiega l’attenzione mediatica riservata all’evento: la semplificazione giornalistica ha portato a dire che è un processo al diritto di parola. Alcuni presenti hanno aggiunto il timore che si tratti di un’occasione per cercare un simbolo, esemplificare con la condanna di una persona famosa ed esposta che opporsi a quello che genericamente viene indicato come “strategico” per lo Stato è un errore. Una colpa, un delitto di lesa maestà.

Ci sono tanti rischi in ballo, e sul campo sono ancora fresche le battaglie legali contro gli attivisti No Tav condannati ieri. Non c’è serenità: la Digos in aula osservava i presenti, qualcuno è stato identificato da un agente. Ripeto, non c’è serenità: e non a causa di De Luca, che è sembrato anzi tranquillo e per nulla provocatore.

Vedremo. Intanto, prossima udienza fissata per il 16 marzo.

La prima fila del gruppo di militanti che ha letto ad alta voce alcuni brani del libro di Erri De Luca, "La parola contraria", in solidarietà con lo scrittore a Torino il 28 gennaio 2015

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Written by Pitrocchio

28 gennaio 2015 a 18:56

Pubblicato su Photo-mania, Reality

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