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Io non credo più nella democrazia

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Uccidere la scuola pubblica è eutanasia per un corpo democratico. Lo diceva già Calamandrei

Io non credo più nella democrazia. Non ci credo più, anche se sarebbe più giusto sostenere che c’è stato chi mi ha spinto a non crederci più. Sono stato portato a convincermi che la funzione della democrazia sia quella di permettere a chiunque di aprir bocca e sputare sentenze su qualsiasi argomento, soprattutto su quelli di cui non conosce nulla, anziché offrire a tutti, indistintamente, le opportunità di formarsi come cittadini e di coltivare il proprio benessere. Che, beniniteso, non è solo economico.

Il terreno su cui maggiormente si è fatto scontro (e scempio) della concezione più alta di “democrazia” è la scuola. Che dovrebbe essere la casa della promozione sociale, culturale e civica di ogni cittadino. Invece, la scuola diventa sempre più il ripostiglio dei sogni infranti. Le scuole cadono a pezzi, e la famiglia del povero Vito Scafidi ne sa qualcosa, le scuole sono impoverite, tanto da costringere i genitori a diventare abituali fornitori di carta igienica e attrezzatura didattica. Tutto vero, tutto inaccettabile e tutto noto. Notissimo.

E infatti, ciò che mi indigna non è questo: fin qui, anzi, c’è addirittura materiale per essere ottimisti. La scuola italiana va avanti nonostante tutto questo, e produce, di tanto in tanto, talenti che vanno a ricevere gloria e onori un po’ dappertutto. Si mina un po’ il percorso scolastico di milioni di studenti, ma alla fine – in qualche modo – si arriva alla fine. Qualcuno si perde per strada, ma è accettato come essere nell’ordine delle cose.

E allora? Perché non credere più nella democrazia? Perché il Governo italiano ha in mente una scuola diversa, per l’Italia. Buona scuola? Bella scuola? Piuttosto, privata scuola: privata anche nel segno della privazione. Perché la scuola pubblica offre un’opportunità, quell’opportunità di cui si diceva in testa, di formarsi come cittadini a prescindere dal proprio ceto sociale. Opportunità di cui si vuole privare chi non può permettersi la scuola privata.

Lo spiegava molto chiaramente Piero Calamandrei: «Le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali». Colpirle è semplice: «[Il partito dominante] comincia a trascurare le scuole pubbliche, screditarle, impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private». Come favorire queste è facile:

«Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori
si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private».

A Calamandrei pareva bastassero tre mosse per consentire questo scempio di democrazia. Rovinare le scuole di Stato, attenuare la sorveglianza sulle scuole private e dare a queste denaro pubblico. Un’impostazione del genere mi toglie ogni speranza nella democrazia, ogni aspettativa di democrazia. Mi toglie voglia di credere nella democrazia.

Qualcuno, per favore, mi convinca che non è così.

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Written by Pitrocchio

15 marzo 2015 a 18:26

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