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La mafia? Dove vivo io si respira

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Michele Albanese sprona i colleghi giornalisti a parlare di mafie

E se ti dicessero che il 30% della marijuana in Italia arriva dall’Aspromonte e da Vibo Valentia, cosa risponderesti?

Michele Albanese è un giornalista calabrese, un cronista di nera che si occupa da sempre di ‘ndrangheta per il Quotidiano del Sud. Vive sotto scorta da un paio di anni per le minacce subite dalla malavita e dall’8 aprile di quest’anno è il delegato della Federazione della Stampa per i progetti di educazione alla legalità. Durante un incontro a Torino, al Circolo della stampa, ha parlato di sè, del suo lavoro, della Calabria. Con una richiesta urgente, pressante, ineludibile: parlate di mafia.

Si rivolge ai colleghi giornalisti, Albanese: soprattutto a quelli del Nord, quelli che vivono in terre che in molti, ancora, considerano immuni dal contagio della malavita organizzata. Dalle mafie. «La mafia si respira», dice Albanese. Che parla di cifre nel suo viaggio attraverso la piana di Gioia Tauro: un terzo delle canne che gli italiani fumano arrivano da quel lembo di terra meridionale. Una metà circa degli introiti stimati dell’economia illegale appartengono alla ‘ndrangheta: oltre 100 miliardi di euro. 100 miliardi.

«E dove vanno a finire questi soldi? – chiede Albanese – Vanno nelle banche, nel sistema di credito istituzionale». Come a dire, le partite di droga, il traffico di armi, il pizzo e le estorsioni, il commercio di uomini sostanziano l’economia legale. L’erogazione di mutui per comprare una casa, o investire in un’azienda. Per pagare l’università ai propri figli. E la testa di tutto questo, di questa imponente economia è in Calabria, pur con le mani ben salde al Nord Italia e nel resto d’Europa.

«La mafia è nel territorio, non sul territorio – scandisce – I giornalisti devono fare altrettanto. Devono essere ‘dentro’, andare in strada, parlare con le persone, cercare di capire e intuire, lanciare allarmi». Questo dice Albanese, che nonostante la scorta non vorrebbe rinunciare a lavorare per strada, a indagare in prima persona anziché accettare di essere impiegato al desk. «Questo è il mio lavoro». E questo è il suo insegnamento: contro ogni forma di codardia, prima che contro le mafie.

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Written by Pitrocchio

2 luglio 2016 a 19:20

Pubblicato su Reality

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