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Archive for the ‘Photo-mania’ Category

Tappeti di segatura a Camaiore

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Localini, arte, tradizione e bella gente

“Li vuoi vedere i tappeti di segatura?”. Mentre cerco di decifrare se la domanda che mi viene posta sia ironica o seria mi affretto a dire “Sì” e continuare a sciacquare i pomodori per la cena. Con le mani bagnate e l’impegno di preparare da mangiare sono costretto a tenermi a distanza da un qualsiasi device connesso a internet per capirne di più: ma ormai il dado è tratto, abbiamo appuntamento a Camaiore verso le 23 per i ‘tappeti di segatura’.

Del resto, un giro a Camaiore mi attira: è raro che ci vada la sera, sulla costa fa caldo mentre nella via di Mezzo c’è una frescura gradevole. Al massimo – mi dico – se ‘sti tappeti di segatura si rivelano una fregatura, mi godo una serata in un bel posticino.

Poi però, una volta scesi in strada, nella via principale del centro, mi accorgo che l’unica fregatura è il non aver mai visto questo spettacolo. In occasione della festa del Corpus domini, le associazioni cittadine si sfidano a creare delle vere opere d’arte sulla strada: come i cosiddetti ‘madonnari’, che disegnano coi gessetti colorati immagini sacre, così gli artisti (non posso che chiamarli così) del tappeto di segatura rappresentano Madonne, assunzioni in cielo e chi più ne ha più ne metta. Il tutto usando della segatura messa a macerare con dei pigmenti colorati con i quali coprire tutte (o quasi) le sfumature cromatiche.

Le associazioni ‘occupano’ la strada principale al tramonto, o poco più tardi, e cominciano a organizzare il disegno. Con delle assi di legno passano da un lato all’altro del lavoro – per non calpestarlo – che occupa gran parte della strada in larghezza (due metri). Altre assi, appositamente intagliate, funzionano come quei righelli (di cui non ricordo il nome) che si usavano alle scuole elementari per disegnare forme geometriche: così – vabbè, un po’ più in grande – vengono fatti i disegni veri e propri e le decorazioni. Spargendo la segatura colorata su questi grandi colini da segatura si lascia sul selciato camaiorese il disegno voluto.

Dopo una nottata intera a disegnare, all’alba il lavoro lungo anche una trentina di metri è concluso. Una giuria apposita dà i voti ai lavori e stila una classifica. Infine, visto che i tappeti vengono realizzati per il Corpus domini, si attende la processione: la quale, senza apparente ritegno, cammina sopra i tappeti distruggendo il lavoro di una notte. Arte effimera, direbbe chi parla bene. Chissà quanti di quelli che lavorano ai tappeti restano per la processione…

Una ragazza impegnata su un tappeto di segatura a Camaiore

Una ragazza impegnata su un tappeto di segatura a Camaiore

Written by Pitrocchio

22 giugno 2017 at 12:20

Pubblicato su Photo-mania, Reality

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Rottamo la mia vecchia Punto

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E come quando ero bambino, mi dispiace farlo

Nei prossimi giorni, ed è una notizia inutile sulla mia vita, porterò a rottamare la mia vecchia Fiat Punto. Sedici anni di vita e quasi 200mila chilometri percorsi (196.651 per l’esattezza), un innumerevole quantità di ruote forate, di litri di olio buttati in un motore che se lo mangiava nottetempo – non c’è altra spiegazione.

A breve, la guiderò per l’ultima volta su una strada per condurla da chi la farà a pezzi, la smonterà e la vedrà buona solo come fonte di ricambi a poco prezzo. Ma per me è stata molto di più, inevitabilmente: è stata mobilità autonoma, ovviamente, anche se non sempre a costi convenienti – questo va detto. È stata compagna di avventure, di serate e pomeriggi, di lavoro, di ricerca di parcheggio, rifugio quando la solitudine negli altri luoghi a me familiari si faceva opprimente. I ‘soliti ignoti’ me l’hanno aperta due volte per rubarmi l’autoradio, è stata tamponata da mio fratello (senza colpa), l’ho rigata parcheggiando sotto la sede del Risveglio (due volte, di cui una con testimoni).

È solo un oggetto – mi ripeto – un pezzo di metallo e di plastica e di vetro, alimentato a combustibile fossile e che si muove su della gomma. Niente di particolare. Solo un oggetto. Ma agli oggetti attribuiamo un senso, un significato, che spesso va al di là del loro stesso valore intrinseco: al pezzo di carta che appendiamo al muro dopo gli studi, al pezzo di metallo che leghiamo al polso sinistro, all’inchiostro che tatuiamo sulla pelle. Oggetti, semplici ‘cose’: un vestito che ci ricorda un’epoca o un profumo, un biglietto di una mostra arrivato in busta chiusa a casa, un ritaglio di giornale vecchio come te – importante solo perché c’è stampato il tuo nome fra quello di altri sei o sette nuovi nati. E questo oggetto, la mia Punto, ha un valore simile. Forse sono diventato un sentimentale, o forse è solo un po’ di melancolia momentanea: in fondo, è solo un oggetto che ho usato finché ha funzionato bene. Poi, ho deciso di sostituirlo con uno più efficiente.

La mia compagna dice sempre che i bambini sono animisti, perché attribuiscono una “anima” agli oggetti di per sé inanimati. Sentimenti, volontà, desideri. Il giocattolo che rimane solo “ha paura”, la sedia che picchia contro il tavolo “si fa la bua”. Ecco, io non sono animista a questa maniera, ma quell’oggetto per me significa qualcosa: ed è destinatario del mio affetto, per quanto strano possa sembrare. Voglio bene alla mia macchina, anche se a volte mi ha fatto tribolare.

Quando era bambino, mio papà rottamò la sua vecchia Fiat 128. Era blu notte, era lenta e antiquata: ma era la “macchina di papà”. Venne il carro attrezzi a ritirarla, un pomeriggio: scesi con mio papà a guardare, perché un carro attrezzi in cortile è pur sempre una meraviglia da gustare a poca distanza. Poi il signore che guidava il carro attrezzi scese, aprì l’auto e vi armeggiò qualche secondo dentro. La agganciò a un cavo e la caricò sul suo mezzo. Ecco, esattamente in quel momento cominciai a piangere, a singhiozzare. Portavano via la macchina di papà e io piangevo. Ero inconsolabile.

E oggi credo di essere rimasto ancora là, a quando avevo poco meno di otto anni e nel cortile di casa vedevo portare via un pezzo della nostra vita. Vedevo portare via la macchina di papà.

La mia Punto

La mia Punto in carrozzeria, dopo l’infelice tamponamento

Written by Pitrocchio

29 marzo 2017 at 23:14

Due belle bonifiche mai iniziate o terminate

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A Ciriè e Balangero, in provincia di Torino, due casi simbolo.

Oggi è il 22 gennaio e in provincia di Torino, scortata da un paio di gazzelle dei Carabinieri, è arrivata una piccola delegazione parlamentare che ha in agenda la visita di alcuni siti inquinati e bisognosi di una bonifica.

Si tratterebbe di bonifiche urgenti, o quantomeno importanti, che non sono mai iniziate o che stentano ad arrivare a conclusione: chiaro, mancano i soldi. Denaro ce ne vorrebbe a palate, per mettere a posto due monumenti all’inquinamento: uno è il sito dell’ex-Ipca, fabbrica di coloranti chiusa da decenni che ancora rappresenta una bomba ecologica per la città di Ciriè. La sua storia è stata riassunta molto efficacemente dal blog Piemonte fantasma, che ha una serie di interessanti articoli sui luoghi abbandonati e dimenticati del territorio. L’altra è l’ex amiantifera di Balangero, ugualmente chiusa per ovvie ragioni, e che per anni è stata la cava di amianto a cielo aperto più grande d’Europa. Qui la bonifica è partita, anche se è lontana dal punto di arrivo: del resto, fare danni è più facile che ripararvi, e le spese preventivate sembrano non finire mai.

Oggi, in questi due luoghi c’è stata la delegazione parlamentare. L’ultima di una lunga serie, forse una decina negli ultimi 15 anni. Il 10 marzo 2015 era andato a Ciriè e Balangero anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che aveva fatto un suo sopralluogo: dopo la visita, il sito del ministero aveva pubblicato anche un comunicato stampa in cui Galletti auspicava la bonifica del sito e prometteva impagno a sbloccare i fondi. Soldi, ovviamente, non ne sono arrivati. Né, di fatto, qualcuno li ha cercati: perché chissà cosa ci si potrebbe trovare, fra gli scheletri di quella che un tempo era chiamata con poca fantasia ‘la fabbrica della morte’. Pozzi senza fondo di guai, e di spese. Idee e suggerimenti per il ‘dopo-bonifica’ ne sono stati fatti a iosa, ma in realtà niente si è trasferito dalle parole alla carta.

Così, anche oggi, la politica è venuta a interessarsi ‘dei territori’. Lodevole. Ma, credo, inutile: non ci saranno risposte alle richieste di bonifica. I soldi mancano, la progettualità vacilla e le priorità di questo Paese sono altre. Lo posso capire, ma per questa ragione mi chiedo se un’utilità l’avranno mai queste visite: non è cambiato niente all’Ipca di Ciriè dall’ultima visita del ministro. Perché tornare ora?

Non che siano mancati il clamore per la vicenda o i riflettori della tv: poco più di un mesetto fa, Striscia la notizia ha mandato in onda un servizio girato in estate proprio all’interno dell’ex Ipca, con tanto di intervista al Sindaco ciriacese. Senza dimenticare le notizie che di tanto in tanto arrivano sul mondo amianto: dal Das fatto con l’amianto balangerese, alle vicende giudiziarie che riguardano l’Eternit.

ipca2016

Interviste per il TgR Piemonte al termine del sopralluogo della delegazione parlamentare

Written by Pitrocchio

23 gennaio 2016 at 13:34

Pubblicato su Photo-mania, Reality

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Cosa dimenticate nel gabinetto?

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Insomma, tirate lo sciacquone e non se ne parli più

Ah, l’ironia. Il sottile sbeffeggio improvviso. Utile molto spesso come monito educativo, come mi dimostra un bar in centro a Torino. Siamo in piazza Carlo Alberto, alla destra della biblioteca Nazionale. Un angolo di pace, a volte, dove a chiunque – nel pieno del relax urbano – può capitare di sentire impellente il bisogno.

Si ricorda che questa non è una galleria d'arte è quindi severamente vietato dimenticato dipinti o sculture all'interno del wc

Attenzione a cosa dimenticate nel cesso: se avete intenzione di allestire una vostra personale al bagno, abbiate l’accortezza di avvertire prima!

Written by Pitrocchio

23 ottobre 2015 at 14:30

Two avvertenze is megl che uan

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Quando un solo cartello non basta a far mantenere un wc pulito

Meglio abbondare, dicevano i latini. Non si sa mai che un solo avvertimento possa non essere sufficiente. E vista tutta la gente strana che passa da un bar qualsiasi…Credo che abbia pensato questo il gestore di uno dei bar che è nei pressi dell’ospedale Molinette di Torino. “Io metto due cartelli, così nessuno può dire di non aver visto”.

Due cartelli in un wc pubblico. Il primo: "Si prega la gentile clientela di lasciare il wc pulito dopo l'uso. Sarà controllato dopo ogni utilizzo onde evitare spiacevoli inconvenienti al cliente successivo. Grazie per la colaborazione". Il secondo: "Si prega di lasciare il bagno pulito dopo l'uso nel rispetto degli altri e di chi lo pulisce. Grazie!".

Da notare, l’uso spregiudicato della minaccia nel primo cartello, laddove nel secondo si fa leva sul rispetto e sul buon cuore. Magari così si coprono tutte le sfaccettature dell’animo umano. O almeno quelli di medici, infermieri e pazienti dell’ospedale vicino.

Written by Pitrocchio

4 ottobre 2015 at 10:19

Si prendono più mosche col miele o con l’aceto?

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A volte un po’ di terrorismo psicologico non guasta…

Un po’ di miele è più utile per catturare le mosche di un barile di aceto. Questo dice la seggezza popolare, che – come si sa – spesso e volentieri ci azzecca. Chissà, se la saggezza popolare avesse mai gestito un bar in una zona universitaria di Torino, forse il detto non sarebbe mai stato coniato. Il passaggio di uomini e donne e di ragazzi e ragazze è costante, incessante, a volte drammatico.

E allora, come riuscire a ottenere rispetto per la propria opera di pulizia dei gabinetti? La minaccia, appena appena velata. Anzi: sbattuta in faccia!

Cartello del gabinetto: "Si prega di tenere pulito perché la mano che pulisce è la stessa che ti serve da bere! Capisci a me...

La domanda sorge spontanea: come faccio a sapere che il ‘servizio bar’ che è toccato a me non sia stato contaminato dal ‘servizio pulizia toilette’ del cliente precedente?

Written by Pitrocchio

1 giugno 2015 at 15:12

Un proposito concreto per la serata

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Bevo finché vedo. E poi ne riparliamo

Gabinetto di un locale a Pisa, poco distante dalla piazza delle Vettovaglie. L’impellenza del bisogno mi spinge a spintonare un paio di innamorati in vena di romanticherie che si baciano appoggiati al lavandino. Non ricordo nemmeno se ho assicurato la chiusura della porta, tanto era alta l’urgenza.

E mentre il sollievo per non essermela fatta addosso ridava respiro alle mie cellule cerebrali, alzo appena lo sguardo, vicino al pulsante dello scarico del wc. E lì, l’illuminazione. “Bevo finché vedo”. Il buon proposito della serata, lasciato a perenne memoria, affinché qualcun’altro seguisse la via sacra dell’ebbrezza. Finché vedo, bevo: quando sarò abbastanza ubriaco per non distinguire il bicchiere di birra dal resto del mondo, decido cosa fare del resto della serata.

Scritta a pennarello nero su un muro di un gabinetto. Scritta

Veri professionisti della serata hard-fun.

Written by Pitrocchio

19 aprile 2015 at 22:43

Pubblicato su As seen on wc, Photo-mania

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