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Aggravante immigrazione

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Sei più colpevole se non sei italiano, stacce.

A Ciriè, in provioncia di Torino, due cooperative ospitano un gruppo di una quindicina di ragazzi provenienti dall’Africa e dall’Afghanistan che hanno richiesto e ottenuto asilo politico in Italia.

Si tratta di ventenni o giù di lì, maschi, rimbalzati dai molti centri che lo Stato italiano ha disegnato per l’accoglienza (sarebbe meglio dire ‘gestione’, ancorché approssimativa) dei migranti. Sono ospitati in tre appartamenti situati in zone diverse della cittadina, seguono corsi di italiano e percorsi di inserimento lavorativo. Danno una mano in cooperativa per alcuni lavoretti e vengono seguiti da qualche assistente sociale per tutte le necessità del caso: spiegano loro usi e costumi italiani, appiano i dissidi interni e mediano con i cittadini esterni per evitare sia la ghettizzazione sia la paura del ‘diverso’.

Il 28 settembre uno di loro è stato allontanato dal progetto. Aveva violato qualche regola fissata dalle cooperative: rotto il patto, come hanno spiegato i referenti del progetto, non c’era possibilità di fiducia reciproca. In quanto cittadino con domanda di asilo accolta, potrà circolare liberamente in Italia: si troverà un posto alternativo dove vivere e, possibilmente, qualcosa di che vivere. Ma cosa ha combinato il ragazzo?

Per questioni di privacy, le coop non hanno spiegato nulla. Ma a quello che mi risulta, si è trattato di un episodio di piccola criminalità – parafrasando il freddo linguaggio da verbale dei carabinieri. Ipotizziamo che avesse con sé un po’ di erba e volesse farsi una canna. Poniamo che l’abbiano beccato gli assistenti delle cooperative: non avendo tenuto un comportamento ‘irreprensibile’, è stato allontanato. Giusto o non giusto che sia, è una regola che hanno fissato le cooperative.

Provo a fare un passo avanti: se al posto suo ci fosse stato un coetaneo italiano di nascita. Qualche genitore avrebbe potuto cacciare di casa il figlio macchiatosi di un simile atto, ma mediamente questo non succede. E ci mancherebbe. Quello che però è evidente è che chiediamo agli immigrati di essere più ligi di noi alle regole. Di rispettarle di più, e di essere puniti con maggiore severità se commettono i nostri sbagli. Su qeusto mi interrogo: è un aggravante essere un rifugiato, un immigrato, un profugo?

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Written by Pitrocchio

13 ottobre 2016 at 20:17

Un omaggio a Morris

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Un torneo di calcio e un comitato per commemorare Morris Divorziati

Ci sono sguardi che non puoi sostenere con facilità. Come potrebbe essere altrimenti? Sono gli sguardi di chi ha sofferto, soffre, e cerca risposte che è difficile trovare. Sono quegli sguardi che mischiano lacrime e un sorriso, il dolore alla malinconia. Magari alla rabbia.

Oggi pomeriggio, a Ciriè, in provincia di Torino, è iniziato un torneo di calcio dedicato a Morris Divorziati. Un ragazzo che a 27 anni è stato portato via da un destino crudele, investito da un’auto mentre camminava su un marciapiedi con un amico. È successo a ottobre 2015 a Torino. E ha colto tutti come un flash abbagliante puntato sugli occhi.

Il torneo di calcio, rivolto a ragazzi dell’annata 2002 vuole essere un’occasione per ricordare una persona cara, così come il comitato fondato dagli amici di Morris. Forse ‘ricordare’ non è corretto: gli amici di Morris non dimenticano, nemmeno i parenti. Gli affetti non passano. Ma di fronte a un fatto tanto tragico e inspiegabile, sembra impossibile trovare parole sensate da pronunciare.

Il comitato ‘Morris sempre con noi’ ha iniziato una raccolta firme per chiedere l‘intitolazione del complesso sportivo allo sfortunato ragazzo, lui che da ragazzo aveva militato nelle giovanili del Torino. Aveva iniziato a Ciriè, però, città dove abitava. Casa sua era anche vicina a quei campi di cui il comitato ha chiesto l’intitolazione e che, al momento, sono senza nome. Non so se l’intitolazione avverrà: mi piace pensare che sì, quei campi che a Ciriè chiamano ‘Magichef’ un giorno saranno noti come i campi Morris.

Oggi, comunque, è partito il torneo. Il comitato ha anche promosso una raccolta fondi per acquistare un defibrillatore da donare al Ciriè calcio, la società che gestisce i campi sportivi e che ha organizzato il memorial dedicato a Morris.

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Written by Pitrocchio

7 maggio 2016 at 20:08

Pubblicato su Reality

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Due belle bonifiche mai iniziate o terminate

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A Ciriè e Balangero, in provincia di Torino, due casi simbolo.

Oggi è il 22 gennaio e in provincia di Torino, scortata da un paio di gazzelle dei Carabinieri, è arrivata una piccola delegazione parlamentare che ha in agenda la visita di alcuni siti inquinati e bisognosi di una bonifica.

Si tratterebbe di bonifiche urgenti, o quantomeno importanti, che non sono mai iniziate o che stentano ad arrivare a conclusione: chiaro, mancano i soldi. Denaro ce ne vorrebbe a palate, per mettere a posto due monumenti all’inquinamento: uno è il sito dell’ex-Ipca, fabbrica di coloranti chiusa da decenni che ancora rappresenta una bomba ecologica per la città di Ciriè. La sua storia è stata riassunta molto efficacemente dal blog Piemonte fantasma, che ha una serie di interessanti articoli sui luoghi abbandonati e dimenticati del territorio. L’altra è l’ex amiantifera di Balangero, ugualmente chiusa per ovvie ragioni, e che per anni è stata la cava di amianto a cielo aperto più grande d’Europa. Qui la bonifica è partita, anche se è lontana dal punto di arrivo: del resto, fare danni è più facile che ripararvi, e le spese preventivate sembrano non finire mai.

Oggi, in questi due luoghi c’è stata la delegazione parlamentare. L’ultima di una lunga serie, forse una decina negli ultimi 15 anni. Il 10 marzo 2015 era andato a Ciriè e Balangero anche il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che aveva fatto un suo sopralluogo: dopo la visita, il sito del ministero aveva pubblicato anche un comunicato stampa in cui Galletti auspicava la bonifica del sito e prometteva impagno a sbloccare i fondi. Soldi, ovviamente, non ne sono arrivati. Né, di fatto, qualcuno li ha cercati: perché chissà cosa ci si potrebbe trovare, fra gli scheletri di quella che un tempo era chiamata con poca fantasia ‘la fabbrica della morte’. Pozzi senza fondo di guai, e di spese. Idee e suggerimenti per il ‘dopo-bonifica’ ne sono stati fatti a iosa, ma in realtà niente si è trasferito dalle parole alla carta.

Così, anche oggi, la politica è venuta a interessarsi ‘dei territori’. Lodevole. Ma, credo, inutile: non ci saranno risposte alle richieste di bonifica. I soldi mancano, la progettualità vacilla e le priorità di questo Paese sono altre. Lo posso capire, ma per questa ragione mi chiedo se un’utilità l’avranno mai queste visite: non è cambiato niente all’Ipca di Ciriè dall’ultima visita del ministro. Perché tornare ora?

Non che siano mancati il clamore per la vicenda o i riflettori della tv: poco più di un mesetto fa, Striscia la notizia ha mandato in onda un servizio girato in estate proprio all’interno dell’ex Ipca, con tanto di intervista al Sindaco ciriacese. Senza dimenticare le notizie che di tanto in tanto arrivano sul mondo amianto: dal Das fatto con l’amianto balangerese, alle vicende giudiziarie che riguardano l’Eternit.

ipca2016

Interviste per il TgR Piemonte al termine del sopralluogo della delegazione parlamentare

Written by Pitrocchio

23 gennaio 2016 at 13:34

Pubblicato su Photo-mania, Reality

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Le cure del cuore

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Chiusa un’emodinamica se ne fa un’altra. A Ciriè, in provincia di Torino, si sta discutendo da qualche tempo ormai della futura chiusura del reparto salva-infarti (qui una piccola spiegazione di cosa sto parlando) per trasferirne le competenze a Ivrea.

Le ragioni, i soldi. Le reazioni, la contrarietà: raccolta firme, rimostranze presso assessore e presidente del Piemonte (un ingegnere Fiat e un leghista 2.0). Gli esiti, incerti. Perché pare che la mobilitazione abbia dato dei frutti («Se ne riparla dopo le elezioni, però», dicono in Regione) e così pure il parlare dell’argomento sui giornali locali. Come andrà a finire, staremo a vedere.

Mi interessa, però, riflettere – per quanto possa – sul significato del taglio del servizio. Non metterei troppo l’accento sul diritto al servizio, un concetto sacrosanto usato, però, troppo spesso a sproposito. Vorrei cercare di valutare razionalmente la strada che ci ha condotti fin qui.

Intanto, le ragioni della chiusura: rassegniamoci, non è più tempo di avere tutti i servizi sotto casa. La decentralizzazione ha fatto bene ai lavoratori pendolari (qualcuno ha visto avvicinarsi il luogo di lavoro, ospedale, camera di commercio o che so io, a casa propria), agli amministratori locali (che hanno potuto vantare il ‘successo’ di aver portato nel loro territorio questo o quel servizio) e degli utenti (che hanno goduto del vantaggio di avere un servizio più prossimo). Ma questa decentralizzazione ha fatto male ai conti pubblici: niente soldi, centralizziamo tutto di nuovo. Ora, prendendo per buono l’assunto contestabilissimo che non esistono altre voci di bilancio in cui tagliare sprechi, viene da chiedersi: ‘perché non ci si è pensato prima, che un sistema troppo decentralizzato sarebbe stato insostenibile economicamente’?

Se in Piemonte (parola di assessore regionale alla Sanità Paolo Monferino) ci sono troppe emodinamiche, perché ancora nel 2011 se ne aprivano altre due in un territorio in cui che ne aveva una funzionante 24 ore su 24 (Ciriè) e in cui oggi, dice sempre la Regione, si deve tornare ad averne solo una (Ivrea)?

La chiusura dell’emodinamica a Ciriè per Ivrea è una delle operazioni ‘a tavolino’: guardo le mappe, conto i comuni serviti o potenzialmente serviti e faccio un piano sulla carta. Numeri, distanze chilometriche, bilanci. Ma in questo modo si perde il senso del servizio, che dovrebbe essere per il cittadino e invece diventa per il bilancio.

Far quadrare i conti è giusto: sarebbe bello, però, che lo si facesse osservando la realtà da altezza uomo e non dai ‘piani alti’ della politica.

Written by Pitrocchio

18 febbraio 2013 at 10:08

Pubblicato su Reality

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